martedì 2 giugno 2020

I POLLACCHI - racconto


«Menchino, dove sei? Vieni fuori, ché i pollacchi son partiti».
Proprio così chiamavano, gli aretini, le truppe del generale Dabrowski: pollacchi con due elle, e lo stesso comandante diventò Don Broschi. Neanche i francesi, del resto, godevano di maggior rispetto tra il popolo, che li chiamava nuvoloni perché ogni loro editto iniziava con le parole Nous Voulons.
Ma c’era poco da ridere, in quella primavera del 1799.

venerdì 29 maggio 2020

EPISODIO 40 - IL SABATO DI SAN BARNABA




"Quelle mura laggiù, che città difendono?»
Mauro e gli altri della guardia osservarono increduli l’indice del Vescovo puntato verso la fila dei palvesi che proteggevano le formazioni guelfe.
Di là dall’Arno, la campana dell’abbazia di Strumi batté l’ora terza d’una giornata già calda. Il vento di libeccio aveva spinto grosse nubi sui prati sommitali del Pratomagno.

EPISODIO 39 - IL GAGGIO DI SFIDA



Nel salone del castello di Poppi il Vescovo aveva disposto, dal canto suo, che gli sterratori si mettessero al lavoro per liberar la pianura da sterpi e cespugli, e da ogni ostacolo che potesse frenare il galoppo dei cavalli: era un rito antico, preparatorio della solenne cerimonia che si chiamava battaglia e che così si svolgeva dai tempi dei tempi.

EPISODIO 38 - TENSIONI DELLA VIGILIA



Alla prima ora del dieci di giugno, in venerdì, il sole indorò le pietre del castello di Poppi. Dall’unica finestra aperta sul muro orientale la luce del mattino penetrò nel salone al primo piano, allungando una scia sul pavimento e sul tavolo centrale. Le pareti affrescate, la travatura del soffitto, il legno delle cassapanche e la pietra del grande camino assunsero un’aura diafana, quasi sacra.
Mauro però, chiamato alla riunione dei Capitani dell'oste ghibellina, vi trovò un’atmosfera tuttaffatto diversa. Come a Bibbiena, colse troppa tensione in quei volti.

EPISODIO 37 - L'ARRIVO A POPPI



Il castello di Poppi dominava e domina ancora la piana dell’Arno, imponente e quadrato, eppure elegante per merito dell’alta torre. Arrivando da Bibbiena, appare da lontano come una sentinella sul fiume e sulle vie che corrono la fertile pianura, disegnata dalla fitta rete di orti e campi coltivati; il bosco che copre il pendio del colle pareva, in quell’inizio di giugno, un fresco nido di fronde, nel quale riposava sicuro anche il borgo. Una cinta di mura raccoglieva quelle case e quasi le costringeva sul breve crinale, dal castello fino alla sagoma dell’Abbazia di San Fedele, protettiva come fa una chioccia con i suoi pulcini.

EPISODIO 36 - CENA A BIBBIENA



Capitani dell’oste aretina sedevano a tavola e si poteva pensare ad un banchetto tra nobili, un’occasione di festa o la firma d’un qualche patto.
In realtà la cena era l’occasione per fare il punto delle forze adunate e concertare il loro schieramento in battaglia e la tattica da seguire. La discussione s’intrecciava animata quando Mauro fece il suo ingresso nel salone.

CAPITOLO 40 - I FIORENTINI ANCORA SCONFITTI


Le spie migliori sono i fanciulli, se quello che vuoi sapere non è troppo complicato e non t’importa che tengano segrete le notizie dopo che te le hanno riferite. Sono svelti, sinceri, s’accontentano di poco, e passano inosservati perché nessuno si cura di loro.
E nella bruma mattutina, mentre una tenue linea di luce orlava il profilo dei monti senza scalfire il buio profondo della valle, appunto un fanciullo, sporco e spettinato, sgusciò via dal castello di Laterina per la postierla dei servi, con un pollo vivo nella destra e due belle forme di pane bianco sotto l’ascella opposta, dono del Giacomino in cambio della soffiata ricevuta: due giorni prima il nemico aveva incredibilmente diviso le proprie forze.