venerdì 8 maggio 2020

EPISODIO 27: UCCIDETE GUGLIELMINO!




"Dobbiamo risolvere la questione una volta per tutte!» la voce di Tarlato dei Tarlati risuonò nel salone del Consiglio Grande. I pugni piantati a mezzo del lungo tavolo, fissò la teoria di stemmi appesi alle pareti. Guido Novello si dichiarò d’accordo: «Non possiamo subire oltre le sue continue altalene. I guelfi son banditi ormai da due anni, Arezzo è ghibellina e per San Donato ghibellina resterà! Basta compromessi!"

EPISODIO 26: ANCORA VOCI D'UNA TRATTATIVA



Data l’acqua alle mani dal bacile sul quale galleggiavano profumati petali di rosa, si posero a tavola davanti ad una fumante zuppa di porco. La Ilde servì personalmente gli ospiti e si soffermò a descrivere sottovoce la ricetta alla Berta: «Le braciole di maiale si devono tagliare a strisce, non più alte di due pollici, e vanno rosolate a puntino, girandole spesso. Con le spezie, poi, non si può fare economia, e la cipolla va ben cialdellata nel lardo. Il segreto sta nella cannella: non va messa a bollire col resto, ma aggiunta alla fine, prima di servire!»

CAPITOLO 30: LA CACCIATA DELLA MARIA



Fra Giacomo, uscito come ogni mattina con scopa e badile a pulir lo spiazzo davanti al convento, s’appoggiò al Murello pensieroso: c’era una calma innaturale, per le vie d’Arezzo, deserte nonostante la bella stagione. Niente chiasso di bimbi, né ciarlar di comari; fermo il via vai dei commerci, assenti le usuali ronde di armati, nessun prete che salisse al Duomo o chierico che s’avviasse allo Studio; silenziosi pure i cantieri che di solito assordavano la città col loro fracasso. Sotto di lui, lungo la Ruga Mastra, era deserto anche il cantiere di casa Mauri.

CAPITOLO 29: L'ARRIVO DI VITELLOZZO


Martedì 7 di giugno era una bella giornata. In quei giorni l’affluenza non era mai mancata, sulla piazza antistante il Palazzo dei Priori, ma quella mattina pareva d’esser tornati alle ore convulse del sabato. Un’animata eccitazione percorreva la folla, convocata una volta di più dalla Campana di Palazzo.

CAPITOLO 28: LA MARIA IN CONVENTO


L’antico monastero delle Murate di San Benedetto, che occupava un vasto palazzo tra la via Sacra e la contrada delle Fosse, a pochi passi dalla Porta di San Clemente, da qualche giorno era in preda all’agitazione. Il venerdì precedente, sotto lo stesso temporale che aveva accompagnato il Commissario fiorentino di ritorno da San Sepolcro, al convento era giunto il Priore Generale dell’Ordine Camaldolese, Pietro Dolfino, quello che mi aveva condotta ad Arezzo. Avevo ancora nelle orecchie le sue maledizioni alla città che non amava, preferendole la pace di Camaldoli o i fasti della Curia romana, quasi che le intemperie stesse fossero colpa degli Aretini.

CAPITOLO 27: SCONTRO SULLA STRADA PER QUARATA


Nel pomeriggio chiaro di lunedì 6 di giugno la mente di Nerone non conservava traccia delle titubanze, delle incertezze e della vertigine seguita alla liberazione di Arezzo. Avanzava sulla Cassia Antica verso Quarata, fiero in sella e l’archibugio a tracolla. Dietro di lui i giovani aretini accorsi alla sua chiamata, qualcuno a cavallo, spada nel fodero e lancia in pugno, i più a piedi e dotati solo di picca o bastone, come s’usava un tempo, ma tutti chiassosi e spavaldi, sospinti dall’entusiasmo per una riscossa finora inattesa ed ora improvvisamente possibile. Al suo fianco, ancor più fiero di lui, il giovane Baccio.

CAPITOLO 26: E ORA? LE ORE SUCCESSIVE


La pesante Porta di Sant’Angelo lentamente si aprì cigolando sui cardini. Il sole del primo pomeriggio aveva finalmente vinto sulle nuvole, disperdendole, ma lasciava in ombra il lato delle mura rivolto a tramontana e il Corridoio Fiorentino, e su quell’ombra calpestavano l’erba gli zoccoli del cavallo di Francesco Albergotti. Un Arcangelo San Michele scolpito nella pietra, dall’alto della Porta sembrava alzare minaccioso il braccio armato sulla testa del cavaliere, guardandolo come si guarda un traditore o un venduto.