giovedì 13 marzo 2025

Una biografia di Guido Monaco in forma di romanzo

di Pierluigi Licciardello, storico, esperto di agiografia e di storia medievale, docente universitario.

in "Notizie di Storia", periodico della Società Storica Aretina, n. 52, dicembre 2024.

L’ultimo lavoro di Nanni d’Arezzo (alias Nanni Cheli, alias Giovanni Cheli), scrittore noto per i suoi racconti di ambientazione aretina, si presenta formalmente come un romanzo storico, ma si potrebbe anche dire una biografia romanzata per il forte carattere documentario che sottostà alla narrazione. È la biografia di Guido Monaco, il famoso monaco dell’anno Mille studioso di musicologia, chiamato anche Guido d’Arezzo proprio perché in questa città, al tempo del vescovo Teodaldo (1023-1036), visse e produsse i suoi studi più importanti.

domenica 26 settembre 2021

NANNI d'AREZZO

 Leggendo di Storia locale mi sono imbattuto in tal Nanni d’Arezzo, autore nell’anno 1302 di una vita del beato Benedetto Sinigardi, seguace di san Francesco, provinciale dell’ordine in oriente e anch’egli aretino.
Per secoli, durante il medioevo e il rinascimento, quando ancora i cognomi non erano diffusi, uno dei modi più usati per identificare personaggi noti ma di famiglia modesta o sconosciuta, era il ricorso al luogo d’origine o di appartenenza.

sabato 7 agosto 2021

LA TESTA DI SAN DONATO - racconto

 Erano almeno due settimane che pioveva sulle stradette fangose della cittadella di Pionta. Sul colle, poco più in alto della cattedrale, si nascondeva tra le case un minuscolo oratorio dai muri sbreccati e le pietre mal connesse, eretto nel IV secolo, almeno così si diceva, dal vescovo Gelasio sulla tomba di san Donato.

Da metà pomeriggio finalmente la pioggia era cessata, e quella notte, la notte tra il venerdì 10 e il sabato 11 di novembre del 1032, cinque vescovi, due operai e il marchese di Toscana entrarono nell’oratorio. Altri rimasero fuori per mancanza di posto.

domenica 18 luglio 2021

PARCHI LETTERARI - CASENTINO

C'è una rete di parchi, in Italia e nel mondo, che si chiama

In marcia verso Campaldino

https://parchiletterari.com, autentici luoghi dell'anima, sfondi scenari e protagonisti di romanzi racconti storie. Parchi che puoi fisicamente visitare ed anche vivere leggendo, natura e spirito intimamente connessi e necessari l'una all'altro.

Uno dei più attivi è il Parco Letterario Emma Perodi e le Foreste Casentinesi https://www.parchiletterari.com/.../emma-perodi-e-le...
In questi giorni, con un po' di ritardo per motivi editoriali sull'anniversario dell'evento, ha pubblicato un contributo sulla battaglia di Campaldino vista attraverso il mio romanzo 'L'anello del vescovo' https://parchiletterari.com/parktime/articolo.php?ID=05031
Un'occasione da non mancare per rivivere quel momento storico ed uno stimolo a mille altri 'incontri' per chi ama leggere.

giovedì 15 ottobre 2020

NASCITA D'UN AMICO - sonetto

Scivola fuori dalla gabbia il vino,
passando dentro la fessura stretta.
Scivola fuori, denso, senza fretta,
e scorre lentamente verso il tino.
Non ha più buccia e non è ancor rubino:
s'è aperto l'acino che lo cresceva,
s'è rotto il velo che lo proteggeva,
e l'ha lasciato andare al suo destino.
Non è più mosto e non puoi dirlo vino,
è intenso il suo colore rosa antico,
acerbo come quello d'un bambino.
S'affinerà, lo sai, finché un mattino,
dolce il sapore come un caro amico,
potrai gustare il tuo bicchier di vino.

venerdì 25 settembre 2020

SCONTRO ALLA PIEVE - racconto


Dopo due lunghi secoli la gente s’era ormai abituata ai longobardi. Tutti tranne Lucio, che li odiava per la loro protervia e il disprezzo che mostravano nei confronti dei romani come lui, superiori per cultura, storia e tradizioni, ma irrimediabilmente sconfitti dalla storia, e li odiava perché non vedeva chi potesse rovesciare il loro dominio. Anche Dio, pensava, come aveva potuto permettere che prevalessero loro? E la stessa chiesa, come s’era fatta raggirare dalla loro falsa conversione? Non erano altro che barbari pagani e tali restavano.

venerdì 19 giugno 2020

LA 500L - racconto


Il 20 giugno del 1976 era una domenica radiosa d’inizio estate. Dopo una settimana di piogge, inconsuete per il periodo, il sole s’era fatto largo prepotente fin dal mattino presto.
Poco prima delle otto la 500L, intima e compatta, ma blu, tettuccio apribile, volante piccolo, cloche bassa e soprattutto sedili ribaltabili, risaliva con calma le curve dello sterrato di montagna. Portava un giovanotto allampanato e una morettina tutto pepe: andavano a sposarsi in un minuscolo villaggio nascosto tra i monti: una chiesetta malmessa, una canonica agibile solo in parte, e poche case quasi tutte vuote. Pareva impossibile che quel posto fosse stato vivo, un tempo, e avesse avuto perfino una scuola elementare.

martedì 2 giugno 2020

I POLLACCHI - racconto


«Menchino, dove sei? Vieni fuori, ché i pollacchi son partiti».
Proprio così chiamavano, gli aretini, le truppe del generale Dabrowski: pollacchi con due elle, e lo stesso comandante diventò Don Broschi. Neanche i francesi, del resto, godevano di maggior rispetto tra il popolo, che li chiamava nuvoloni perché ogni loro editto iniziava con le parole Nous Voulons.
Ma c’era poco da ridere, in quella primavera del 1799.

venerdì 29 maggio 2020

EPISODIO 40 - IL SABATO DI SAN BARNABA




"Quelle mura laggiù, che città difendono?»
Mauro e gli altri della guardia osservarono increduli l’indice del Vescovo puntato verso la fila dei palvesi che proteggevano le formazioni guelfe.
Di là dall’Arno, la campana dell’abbazia di Strumi batté l’ora terza d’una giornata già calda. Il vento di libeccio aveva spinto grosse nubi sui prati sommitali del Pratomagno.

EPISODIO 39 - IL GAGGIO DI SFIDA



Nel salone del castello di Poppi il Vescovo aveva disposto, dal canto suo, che gli sterratori si mettessero al lavoro per liberar la pianura da sterpi e cespugli, e da ogni ostacolo che potesse frenare il galoppo dei cavalli: era un rito antico, preparatorio della solenne cerimonia che si chiamava battaglia e che così si svolgeva dai tempi dei tempi.

EPISODIO 38 - TENSIONI DELLA VIGILIA



Alla prima ora del dieci di giugno, in venerdì, il sole indorò le pietre del castello di Poppi. Dall’unica finestra aperta sul muro orientale la luce del mattino penetrò nel salone al primo piano, allungando una scia sul pavimento e sul tavolo centrale. Le pareti affrescate, la travatura del soffitto, il legno delle cassapanche e la pietra del grande camino assunsero un’aura diafana, quasi sacra.
Mauro però, chiamato alla riunione dei Capitani dell'oste ghibellina, vi trovò un’atmosfera tuttaffatto diversa. Come a Bibbiena, colse troppa tensione in quei volti.

EPISODIO 37 - L'ARRIVO A POPPI



Il castello di Poppi dominava e domina ancora la piana dell’Arno, imponente e quadrato, eppure elegante per merito dell’alta torre. Arrivando da Bibbiena, appare da lontano come una sentinella sul fiume e sulle vie che corrono la fertile pianura, disegnata dalla fitta rete di orti e campi coltivati; il bosco che copre il pendio del colle pareva, in quell’inizio di giugno, un fresco nido di fronde, nel quale riposava sicuro anche il borgo. Una cinta di mura raccoglieva quelle case e quasi le costringeva sul breve crinale, dal castello fino alla sagoma dell’Abbazia di San Fedele, protettiva come fa una chioccia con i suoi pulcini.

EPISODIO 36 - CENA A BIBBIENA



Capitani dell’oste aretina sedevano a tavola e si poteva pensare ad un banchetto tra nobili, un’occasione di festa o la firma d’un qualche patto.
In realtà la cena era l’occasione per fare il punto delle forze adunate e concertare il loro schieramento in battaglia e la tattica da seguire. La discussione s’intrecciava animata quando Mauro fece il suo ingresso nel salone.

CAPITOLO 40 - I FIORENTINI ANCORA SCONFITTI


Le spie migliori sono i fanciulli, se quello che vuoi sapere non è troppo complicato e non t’importa che tengano segrete le notizie dopo che te le hanno riferite. Sono svelti, sinceri, s’accontentano di poco, e passano inosservati perché nessuno si cura di loro.
E nella bruma mattutina, mentre una tenue linea di luce orlava il profilo dei monti senza scalfire il buio profondo della valle, appunto un fanciullo, sporco e spettinato, sgusciò via dal castello di Laterina per la postierla dei servi, con un pollo vivo nella destra e due belle forme di pane bianco sotto l’ascella opposta, dono del Giacomino in cambio della soffiata ricevuta: due giorni prima il nemico aveva incredibilmente diviso le proprie forze.

CAPITOLO 39 - ANGHIARI E SANSEPOLCRO


C’è un modo migliore per cacciare i propri dubbi che dare l’assalto ad un borgo fortificato? Se c’è, Vitellozzo non lo conosceva.
Anghiari era il vero baluardo di Firenze sull’alta valle del Tevere, e Anghiari, saputo del passaggio di Vitellozzo col suo esercito, gli chiuse le porte in faccia.
Una sfida.
Tarlatino vide gli occhi del suo signore accendersi, lo zigomo intorno al neo farsi paonazzo, e tesi i tendini del collo.

CAPITOLO 38 - AL CAMPO DELL'OLMO


L’estate s’era ormai impadronita stabilmente dei tormentati declivi che scendono da levante verso la Chiana paludosa, incisi dai solchi d’innumerevoli torrenti, così come li aveva segnati nelle sue carte il Maestro da Vinci. Una teoria di villaggi pareva volersi arrampicare sul versante del monte Lignano per sottrarsi agli acquitrini.
Nella conca tra L’Olmo e la Madonna che dicono di Mezza Strada, due miglia distante da Arezzo e di faccia al sole che calava indolente al tramonto, Vitellozzo aveva stabilito il nuovo campo.

CAPITOLO 37 - IL MIO CARDINALE


Le notizie arrivavano anche dentro il Battifolle, e ciò che si diceva quel lunedì mattina non mi lasciò indifferente.
Giovanni de’ Medici, il mio Cardinale, era arrivato ad Arezzo!
Dovevo assolutamente vederlo e ringraziarlo e baciargli l’anello!
«Anch’io» approvò l’Adele.
Chiedemmo licenza al Canigiani e ci incamminammo verso la città, attraverso sentieri in costa per aggirare il campo aretino del Bastardo. Mariotto venne con noi, perché non si sa mai, disse, due donne sole, di questi tempi!

CAPITOLO 36 - ASSEDIO A CORTONA


Massaggiando in modo più vigoroso del solito il vistoso neo sullo zigomo, Vitellozzo osservava con avida soddisfazione la solida rocca di Cortona. L’imponenza della struttura, per altri assalitori fonte di nervosismo, accendeva in lui la frenesia dell’assalto.
Quella mattina, di buonora, aveva mosso l’esercito, passato la Chiana, e per la strada detta delle Coste era giunto a Cortona, arresasi il giorno prima al Baglioni. La rocca però resisteva e Vitellozzo fremeva per conquistarla. Da quando era arrivato, aveva scorso la cortina a cavallo tre o quattro volte, mostrandosi ai difensori minaccioso e insieme studiando i punti deboli dove concentrare l’attacco. Poi, cedendo ai consigli di Tarlatino, aveva mandato messaggeri a chieder la resa e fissarne le condizioni, sperando dentro di sé in un rifiuto.

mercoledì 20 maggio 2020

IL VETRO INFRANGIBILE - apologo


Nella Roma dei Cesari, al tempo dell’imperatore Tiberio, qualcuno aveva scoperto da poco un nuovo metodo per lavorare il vetro: soffiando con una canna nel composto incandescente appena tolto dalla fornace, si poteva dar forma ad oggetti utili e bellissimi. Questo nuovo metodo aveva abbassato di molto i costi di produzione, il vetro era diventato un prodotto popolare e così nell’Urbe erano fiorite decine di botteghe di vetrai. Plinio il Vecchio racconta la storia di uno di loro, senza tuttavia dirci il suo nome.

sabato 16 maggio 2020

CAPITOLO 35 - FUGA DAL BASTARDO


Il fracasso della porta spalancata all’improvviso abbatté la mia illusione d’aver trovato finalmente il posto adatto per condurvi una vita tranquilla. La prossima tribolazione aveva gli occhi sgranati sulla faccia smunta d’un lavorante malmesso, che nella concitazione inciampò sulla soglia della sacrestia e mancò poco finisse lungo disteso sui lastroni dell’impiantito.